Come funziona davvero il nostro metodo
Una fotografia onesta dell’esistente
Partiamo da un presupposto semplice: la maggior parte delle aziende non inizia da zero, ma da dati ESG sparsi, policy parziali e richieste esterne non sempre coerenti tra loro. La fase di diagnosi del nostro ESG Score Optimization Framework mette ordine in questo materiale. Raccogliamo documenti, indicatori e processi esistenti, li confrontiamo con gli standard più rilevanti per il vostro settore e restituiamo una fotografia condivisa del profilo ESG attuale, utile al consiglio e al management per capire dove intervenire per primi.
Dal caos di richieste a poche priorità
Dai principi alle decisioni quotidiane
Mappatura stakeholder e inventario dei dati ESG
Analisi di materialità e disegno dei KPI ESG
Policy, governance e architettura del reporting ESG
Come colleghiamo standard ESG e realtà aziendale
Il nostro framework tiene insieme standard internazionali, nuove normative europee e logiche di valutazione dei rating, adattandoli alla struttura concreta della singola azienda.
Fase 1
Inventario dei dati e dei processi ESG
Valutazione della qualità e dei gap
Sulla base dell’inventario analizziamo coerenza, qualità e tracciabilità del dato, distinguendo ciò che è già robusto da ciò che espone a rischi di incomprensione. Verifichiamo se e come i temi coperti da TCFD, CSRD e relativi ESRS siano già presidiati, anche solo in modo informale, e valutiamo il livello di integrazione con pianificazione, gestione rischi e controllo di gestione.
Restituzione della diagnosi ESG
Fase 2
Matrice di materialità integrata
Costruiamo una matrice di materialità che collega i temi ESG rilevanti per il vostro settore con impatti economici, operativi e reputazionali. La matrice viene calibrata sui requisiti di CSRD/ESRS, sulle logiche di standard come GRI e sulle aree considerate più sensibili dai rating di riferimento. L’obiettivo è identificare pochi temi davvero prioritari, evitando elenchi generici difficili da gestire.
Disegno dei KPI ESG rilevanti
Per ciascun tema prioritario definiamo possibili KPI, fonti dati, responsabilità e collegamenti con i processi esistenti. Ci assicuriamo che gli indicatori proposti siano coerenti con gli standard adottati e che possano essere misurati con continuità, senza introdurre complessità ingestibili per i team operativi.
Allineamento con governance e rischi
Fase 3
Roadmap ESG e piano di lavoro
Setup del reporting e dei controlli
Ciclo di revisione e miglioramento
I principi alla base del nostro metodo
Trasparenza radicale
Ogni analisi, proposta o report nasce da dati e assunzioni esplicite, documentate e condivise con le funzioni coinvolte. Questo vale sia quando i dati sono solidi, sia quando esistono in forma parziale o qualitativa. Preferiamo dichiarare apertamente limiti, incertezze e aree non coperte, piuttosto che presentare quadri apparentemente completi ma difficili da sostenere in caso di domande di dettaglio da parte di analisti, clienti o autorità.
Misurabilità concreta
Un framework ESG è utile solo se consente di misurare i progressi in modo chiaro e ripetibile. Per questo privilegiamo indicatori, processi e strumenti che possano essere mantenuti nel tempo con le risorse disponibili, evitando metriche sofisticate ma poco gestibili. Ogni proposta viene valutata rispetto alla sua capacità di produrre evidenze verificabili, riducendo margini di ambiguità e interpretazione.
Impatto nel lungo periodo
Il nostro obiettivo non è compilare documenti, ma contribuire a scelte che reggano nel medio periodo. Questo significa aiutare le aziende a rispettare gli obblighi di rendicontazione senza limitarsi a un approccio formale. Ogni intervento sul framework ESG viene pensato per rafforzare la governance, migliorare la qualità delle decisioni e rendere più prevedibile il dialogo con stakeholder e valutatori, senza creare aspettative irrealistiche sui tempi di cambiamento.
Come il metodo funziona nei fatti
Per anni abbiamo gestito l’ESG come una somma di progetti: energia, sicurezza, fornitori, ciascuno con il proprio foglio di calcolo. Quando sono arrivate le prime richieste legate alla CSRD ci siamo accorti che mancava una regia. Il framework proposto da Phylniadnyaxaittyar ci ha aiutato a mettere in fila materialità, governance e reporting, collegando gli standard ESRS a ciò che facevamo già. Non è stato un esercizio teorico: abbiamo rivisto i ruoli nei comitati, definito pochi KPI chiave e impostato un ciclo di revisione annuale che coinvolge anche finanza e controllo di gestione.
Il tema climatico era presente da anni nei nostri documenti, ma in modo frammentato. Con l’approccio di Phylniadnyaxaittyar abbiamo rivisto la mappatura dei rischi fisici e di transizione seguendo la struttura TCFD, collegandola ai processi di gestione rischi già esistenti. Questo ci ha permesso di evitare un sistema parallelo e di integrare gli scenari climatici nelle decisioni di investimento. Il metodo è stato utile soprattutto perché ha costretto funzioni diverse a confrontarsi sulla stessa base informativa, riducendo ambiguità e duplicazioni.
Ci eravamo avvicinati all’ESG per richieste di clienti esteri, ma internamente era vissuto come un tema “in più” rispetto alla gestione quotidiana. Il lavoro sul framework ha chiarito ruoli e responsabilità, introducendo momenti periodici di confronto tra proprietà, direzione e funzioni operative. Abbiamo definito una matrice di materialità proporzionata alla nostra dimensione e tradotto i temi sociali e di governance in indicatori comprensibili ai responsabili di funzione. Non è stato un cambiamento immediato, ma ha reso più naturale parlare di sostenibilità nelle decisioni di tutti i giorni.
Gestivamo richieste diverse da parte di investitori con approcci ESG non sempre allineati. Il framework ci ha aiutato a costruire un linguaggio comune: una base di dati condivisa, un calendario di reporting chiaro e una struttura di governance che collega comitati, funzioni e consiglio. Abbiamo introdotto un cruscotto sintetico per il board, collegato a indicatori coerenti con gli standard di riferimento. Ora le discussioni in consiglio si concentrano sulle scelte di medio periodo, più che sulla rincorsa a singole metriche.
Per molto tempo abbiamo pensato che l’ESG fosse qualcosa per realtà più grandi della nostra. Poi i clienti hanno iniziato a chiedere informazioni su privacy, persone, impatti ambientali dei data center. Con il supporto di Phylniadnyaxaittyar abbiamo strutturato un percorso realistico: diagnosi dei dati disponibili, definizione di pochi obiettivi misurabili e impostazione di un reporting proporzionato alla nostra dimensione. Il valore principale non è stato un documento in più, ma la chiarezza su cosa presidiare nei prossimi anni e come raccontarlo senza creare aspettative eccessive.
Avevamo molti progetti ESG attivi da tempo, ma faticavamo a dimostrare in modo strutturato cosa stessero producendo. Il framework ci ha costretto a rivedere processi, flussi dati e modalità di misurazione, collegando ogni iniziativa a pochi indicatori chiave. Abbiamo scoperto che alcune attività molto visibili avevano poco impatto sui rating, mentre interventi più tecnici erano quasi invisibili all’esterno. Mettere tutto in un quadro coerente ci ha aiutato a riallineare priorità, budget e narrativa verso stakeholder interni ed esterni.