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Come funziona davvero il nostro metodo

Molte aziende affrontano l’ESG rincorrendo questionari e richieste improvvise. Il nostro ESG Score Optimization Framework mette in fila diagnosi, priorità e implementazione, così che ogni passo abbia un perché chiaro e una traccia verificabile nel tempo.
Diagnosi Allineamento Implementazione
Mappatura visiva del framework ESG
Diagnosi

Una fotografia onesta dell’esistente

Partiamo da un presupposto semplice: la maggior parte delle aziende non inizia da zero, ma da dati ESG sparsi, policy parziali e richieste esterne non sempre coerenti tra loro. La fase di diagnosi del nostro ESG Score Optimization Framework mette ordine in questo materiale. Raccogliamo documenti, indicatori e processi esistenti, li confrontiamo con gli standard più rilevanti per il vostro settore e restituiamo una fotografia condivisa del profilo ESG attuale, utile al consiglio e al management per capire dove intervenire per primi.

Definizione priorità e materialità ESG
Allineamento

Dal caos di richieste a poche priorità

Dopo la diagnosi il rischio è voler sistemare tutto subito. Qui entra in gioco la nostra fase di allineamento strategico e di materialità. Usiamo il metodo interno Quadro di Coerenza ESG per collegare rischi, opportunità e impatti lungo la catena del valore. Confrontiamo aspettative di investitori, clienti, regolazione e persone interne, così da individuare pochi temi davvero prioritari. Su questi costruiamo obiettivi, responsabilità e messaggi chiari, evitando elenchi di iniziative difficili da mantenere nel tempo.
Progettazione KPI e reporting ESG
Implementazione

Dai principi alle decisioni quotidiane

Una volta definite le priorità, traduciamo la strategia in azioni, indicatori e flussi di reporting. Lavoriamo con funzioni finanza, sostenibilità, operations e risorse umane per progettare KPI ESG coerenti con gli standard adottati e sostenibili nel tempo. Definiamo chi misura cosa, con quali fonti dati e con quali controlli interni. Infine, aiutiamo a impostare un ciclo di revisione periodico, così che il framework possa adattarsi ai cambiamenti di rating, norme e aspettative degli stakeholder senza ripartire da zero.

Mappatura stakeholder e inventario dei dati ESG

Ogni progetto inizia con la mappatura degli stakeholder interni ed esterni rilevanti per l’ESG: investitori, clienti, banche, autorità, fornitori chiave, comunità locali e persone interne. Identifichiamo chi formula richieste, con quali strumenti e quali decisioni dipendono da queste informazioni. In parallelo costruiamo un inventario dei dati esistenti, distinguendo tra ciò che è già utilizzato nei report, ciò che viene raccolto ma non comunicato e ciò che manca rispetto a standard come GRI, SASB o ESRS. Questo passaggio evita di progettare indicatori scollegati dalle reali aspettative e dalle capacità di raccolta.

Analisi di materialità e disegno dei KPI ESG

Sulla base della mappatura sviluppiamo una matrice di materialità che tiene conto sia dell’impatto dell’azienda sui temi ESG sia degli effetti potenziali sui risultati economici e sulla percezione del rischio. Usiamo questa matrice per guidare la progettazione dei KPI, scegliendo indicatori misurabili con continuità e collegati a processi esistenti. In questa fase lavoriamo con finanza, controllo di gestione e funzioni operative per definire fonti, responsabilità e frequenze di aggiornamento, così che i nuovi KPI possano integrarsi nei cicli decisionali senza creare sistemi paralleli difficili da mantenere.

Policy, governance e architettura del reporting ESG

Una volta definiti temi e KPI, supportiamo lo sviluppo o l’aggiornamento di policy, procedure e ruoli di governance collegati all’ESG. Questo include, ad esempio, la definizione dei flussi informativi verso il consiglio, la formalizzazione di responsabilità operative, l’integrazione dei rischi ESG nei processi di risk management e la coerenza con eventuali comitati esistenti. In parallelo progettiamo l’architettura del reporting: struttura dei documenti, collegamenti con gli standard adottati, controlli di qualità sul dato e calendario delle attività, così che ogni ciclo di rendicontazione sia gestibile e ripetibile nel tempo.

Come colleghiamo standard ESG e realtà aziendale

Il nostro framework tiene insieme standard internazionali, nuove normative europee e logiche di valutazione dei rating, adattandoli alla struttura concreta della singola azienda.

Fase 1

Inventario dei dati e dei processi ESG

Iniziamo con la raccolta strutturata di policy, indicatori, report e questionari ESG già compilati. Mappiamo chi produce quali dati, con quali definizioni e frequenze, e individuiamo sovrapposizioni e vuoti informativi. Questo lavoro viene confrontato con i requisiti essenziali di standard come GRI, SASB e con le richieste tipiche dei principali rating di settore, così da capire quanto l’esistente sia già allineato alle aspettative esterne.

Valutazione della qualità e dei gap

Sulla base dell’inventario analizziamo coerenza, qualità e tracciabilità del dato, distinguendo ciò che è già robusto da ciò che espone a rischi di incomprensione. Verifichiamo se e come i temi coperti da TCFD, CSRD e relativi ESRS siano già presidiati, anche solo in modo informale, e valutiamo il livello di integrazione con pianificazione, gestione rischi e controllo di gestione.

Restituzione della diagnosi ESG

Condividiamo i risultati con il management in un documento sintetico che mette in evidenza punti di forza, criticità e rischi potenziali rispetto a rating, clienti e regolatori. Questo diventa la base comune per le decisioni successive, evitando che ogni funzione abbia una propria versione del profilo ESG aziendale.

Fase 2

Matrice di materialità integrata

Costruiamo una matrice di materialità che collega i temi ESG rilevanti per il vostro settore con impatti economici, operativi e reputazionali. La matrice viene calibrata sui requisiti di CSRD/ESRS, sulle logiche di standard come GRI e sulle aree considerate più sensibili dai rating di riferimento. L’obiettivo è identificare pochi temi davvero prioritari, evitando elenchi generici difficili da gestire.

Disegno dei KPI ESG rilevanti

Per ciascun tema prioritario definiamo possibili KPI, fonti dati, responsabilità e collegamenti con i processi esistenti. Ci assicuriamo che gli indicatori proposti siano coerenti con gli standard adottati e che possano essere misurati con continuità, senza introdurre complessità ingestibili per i team operativi.

Allineamento con governance e rischi

Verifichiamo come le priorità ESG si riflettano sulla governance: ruoli, comitati, flussi informativi e momenti decisionali. Dove necessario proponiamo aggiustamenti graduali, allineati alle prassi di TCFD e alle richieste di trasparenza delle normative europee, in modo che rischi e opportunità ESG entrino stabilmente nei processi decisionali.

Fase 3

Roadmap ESG e piano di lavoro

Traduciamo il lavoro delle prime fasi in una roadmap operativa, con iniziative chiare, responsabilità definite, traguardi intermedi e criteri di monitoraggio. La roadmap tiene conto di vincoli interni, scadenze normative e calendari di valutazione dei rating, evitando promesse non realistiche e distribuendo gli sforzi su un orizzonte pluriennale.

Setup del reporting e dei controlli

Supportiamo la progettazione o il rafforzamento dei flussi di reporting, allineando struttura, indicatori e narrative con gli standard scelti, come GRI, SASB o ESRS. L’obiettivo è rendere ripetibile la raccolta dati, facilitare eventuali verifiche e ridurre il lavoro straordinario in prossimità delle scadenze di rendicontazione.

Ciclo di revisione e miglioramento

Definiamo un ciclo di miglioramento continuo con momenti periodici di revisione, aggiornamento degli indicatori e verifica della coerenza rispetto a nuove richieste normative o di mercato. Questo consente di adattare il framework senza riprogettare ogni volta processi, governance e reporting.

I principi alla base del nostro metodo

Il nostro lavoro sul framework ESG si fonda su alcuni principi che guidano ogni scelta: cosa suggerire, cosa sconsigliare e come accompagnare il management lungo tutto il percorso.

Trasparenza radicale

Ogni analisi, proposta o report nasce da dati e assunzioni esplicite, documentate e condivise con le funzioni coinvolte. Questo vale sia quando i dati sono solidi, sia quando esistono in forma parziale o qualitativa. Preferiamo dichiarare apertamente limiti, incertezze e aree non coperte, piuttosto che presentare quadri apparentemente completi ma difficili da sostenere in caso di domande di dettaglio da parte di analisti, clienti o autorità.

Misurabilità concreta

Un framework ESG è utile solo se consente di misurare i progressi in modo chiaro e ripetibile. Per questo privilegiamo indicatori, processi e strumenti che possano essere mantenuti nel tempo con le risorse disponibili, evitando metriche sofisticate ma poco gestibili. Ogni proposta viene valutata rispetto alla sua capacità di produrre evidenze verificabili, riducendo margini di ambiguità e interpretazione.

Impatto nel lungo periodo

Il nostro obiettivo non è compilare documenti, ma contribuire a scelte che reggano nel medio periodo. Questo significa aiutare le aziende a rispettare gli obblighi di rendicontazione senza limitarsi a un approccio formale. Ogni intervento sul framework ESG viene pensato per rafforzare la governance, migliorare la qualità delle decisioni e rendere più prevedibile il dialogo con stakeholder e valutatori, senza creare aspettative irrealistiche sui tempi di cambiamento.

Come il metodo funziona nei fatti

Elena Direttrice finanza
Prima ci sentivamo sempre un passo indietro rispetto alle richieste degli analisti: ogni trimestre arrivava una domanda nuova e noi rispondevamo con file diversi, senza un quadro stabile. Con l’ESG Score Optimization Framework abbiamo iniziato da una diagnosi onesta dei dati e dei processi esistenti. Il passo successivo è stato collegare gli indicatori ai temi materiali realmente rilevanti per il nostro settore, usando come riferimento GRI e le prime bozze ESRS. Oggi non abbiamo risolto tutto, ma le conversazioni con investitori e partner partono da informazioni condivise e documentate, invece che da rincorse dell’ultimo minuto.
Marco
Responsabile sostenibilità

Per anni abbiamo gestito l’ESG come una somma di progetti: energia, sicurezza, fornitori, ciascuno con il proprio foglio di calcolo. Quando sono arrivate le prime richieste legate alla CSRD ci siamo accorti che mancava una regia. Il framework proposto da Phylniadnyaxaittyar ci ha aiutato a mettere in fila materialità, governance e reporting, collegando gli standard ESRS a ciò che facevamo già. Non è stato un esercizio teorico: abbiamo rivisto i ruoli nei comitati, definito pochi KPI chiave e impostato un ciclo di revisione annuale che coinvolge anche finanza e controllo di gestione.

Laura
CFO
I nostri principali clienti avevano iniziato a chiedere informazioni ESG dettagliate, ciascuno con il proprio modello. All’inizio rispondevamo caso per caso, adattando i numeri a ogni richiesta, con il rischio di incoerenze. Con il supporto del framework abbiamo costruito una base unica di dati, allineata agli standard più richiesti nel nostro settore, e definito un set di indicatori che potevamo mantenere nel tempo. Ora, quando arriva un nuovo questionario, lo leggiamo alla luce di quella base comune e possiamo spiegare chiaramente eventuali differenze di perimetro o di metodo.
Stefano
Direttore risk management

Il tema climatico era presente da anni nei nostri documenti, ma in modo frammentato. Con l’approccio di Phylniadnyaxaittyar abbiamo rivisto la mappatura dei rischi fisici e di transizione seguendo la struttura TCFD, collegandola ai processi di gestione rischi già esistenti. Questo ci ha permesso di evitare un sistema parallelo e di integrare gli scenari climatici nelle decisioni di investimento. Il metodo è stato utile soprattutto perché ha costretto funzioni diverse a confrontarsi sulla stessa base informativa, riducendo ambiguità e duplicazioni.

Chiara Responsabile HR e sostenibilità

Ci eravamo avvicinati all’ESG per richieste di clienti esteri, ma internamente era vissuto come un tema “in più” rispetto alla gestione quotidiana. Il lavoro sul framework ha chiarito ruoli e responsabilità, introducendo momenti periodici di confronto tra proprietà, direzione e funzioni operative. Abbiamo definito una matrice di materialità proporzionata alla nostra dimensione e tradotto i temi sociali e di governance in indicatori comprensibili ai responsabili di funzione. Non è stato un cambiamento immediato, ma ha reso più naturale parlare di sostenibilità nelle decisioni di tutti i giorni.

Paolo Segretario del consiglio

Gestivamo richieste diverse da parte di investitori con approcci ESG non sempre allineati. Il framework ci ha aiutato a costruire un linguaggio comune: una base di dati condivisa, un calendario di reporting chiaro e una struttura di governance che collega comitati, funzioni e consiglio. Abbiamo introdotto un cruscotto sintetico per il board, collegato a indicatori coerenti con gli standard di riferimento. Ora le discussioni in consiglio si concentrano sulle scelte di medio periodo, più che sulla rincorsa a singole metriche.

Marta
CEO

Per molto tempo abbiamo pensato che l’ESG fosse qualcosa per realtà più grandi della nostra. Poi i clienti hanno iniziato a chiedere informazioni su privacy, persone, impatti ambientali dei data center. Con il supporto di Phylniadnyaxaittyar abbiamo strutturato un percorso realistico: diagnosi dei dati disponibili, definizione di pochi obiettivi misurabili e impostazione di un reporting proporzionato alla nostra dimensione. Il valore principale non è stato un documento in più, ma la chiarezza su cosa presidiare nei prossimi anni e come raccontarlo senza creare aspettative eccessive.

Davide
Direttore operations

Avevamo molti progetti ESG attivi da tempo, ma faticavamo a dimostrare in modo strutturato cosa stessero producendo. Il framework ci ha costretto a rivedere processi, flussi dati e modalità di misurazione, collegando ogni iniziativa a pochi indicatori chiave. Abbiamo scoperto che alcune attività molto visibili avevano poco impatto sui rating, mentre interventi più tecnici erano quasi invisibili all’esterno. Mettere tutto in un quadro coerente ci ha aiutato a riallineare priorità, budget e narrativa verso stakeholder interni ed esterni.

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